Chiaro Mario
Vivere la sinodalità all’interno della VC
2022/6, p. 1
Alla riunione hanno partecipato 700 superiore generali provenienti da varie nazioni del mondo. L’auspicio è stato di poter vivere uno spazio privilegiato di ascolto, di ricerca insieme allo Spirito Santo e di dialogare su come contribuire al processo sinodale nella Chiesa.

Accedi alla tua area riservata per visualizzare i contenuti.

Questo contenuto è riservato agli abbonati a
Testimoni
.
XXII ASSEMBLEA PLENARIA DELL’UISG
Vivere la sinodalità all’interno della VC
Alla riunione hanno partecipato 700 superiore generali provenienti da varie nazioni del mondo. L’auspicio è stato di poter vivere uno spazio privilegiato di ascolto, di ricerca insieme allo Spirito Santo e di dialogare su come contribuire al processo sinodale nella Chiesa.
Dal 2 al 5 maggio a Roma si è tenuta la XXII Assemblea Plenaria della Unione internazionale delle superiore generali (UISG), alla presenza di 700 partecipanti provenienti da 7 nazioni. Il continente più rappresentato è stato l'Europa (la capitale è sede di molte case generalizie di congregazioni). Il paese più rappresentato in Africa è la Repubblica Democratica del Congo; in Asia, l’India; in Nord America, gli Stati Uniti; in Centro e Sud America, il Messico e il Brasile. Il tema della sinodalità ha accompagnato i lavori con presentazioni fornite da 10 relatori, su 5 temi chiave: vulnerabilità, processo sinodale, vita religiosa e sinodalità, periferie, chiamate alla trasformazione.
A partire dal titolo dell’incontro “Abbracciare la vulnerabilità nel cammino sinodale”, la presidente della UISG, sr. Jolanta Kafka, RMI, ha illustrato le motivazioni del convenire: “Ci sono molti modi per rendere visibile la sinodalità: la nostra assemblea, per contenuto e metodo, è un'esperienza di sinodalità all'interno della vita religiosa. Ci auguriamo davvero di poter vivere uno spazio privilegiato di ascolto, di ricerca insieme allo Spirito Santo. Dialogheremo su come stiamo contribuendo al processo sinodale nella Chiesa, come possiamo incoraggiare un ascolto profondo in stile sinodale e come entrare in una dinamica di discernimento comunitario come Chiesa, riconoscendo la vulnerabilità come caratteristica tipicamente umana”.
Leader che abbracciano la vulnerabilità
La vulnerabilità è stata vista come via maestra che porta alla solidarietà, uno spazio prezioso di incontro e di cura. “Sentiamo il bisogno di riconoscerla e di poter parlare di essa, sia quando la sperimentiamo presente nel mondo specialmente nei più bisognosi, nei più sofferenti, sia quando la sperimentiamo all’interno delle nostre congregazioni in tanti modi, sia quando la sperimentiamo nel nostro servizio di leadership”. La relazione tra leadership e vulnerabilità diventa quindi un nodo fondamentale per la VC, chiamata a coltivare la corresponsabilità all’interno delle comunità e a esercitare la cura e l’accompagnamento delle fragilità. Il tema della vulnerabilità evidenzia una disposizione necessaria per impegnarsi nel processo sinodale.
Sr. Carmen Mora Sena, HCSA, testimoniando la sfida della vulnerabilità emersa nella pandemia, ha illustrato la condizione di solitudine e malattia vissuta dalla propria congregazione. Ha condiviso con la platea come la leadership sia cresciuta grazie alla collaborazione con le persone laiche presenti nelle strutture e anche nella vita delle consorelle: “le esperienze che ho vissuto mi hanno portata a scoprire che la vulnerabilità rende possibile la sinodalità, poiché permette di riconoscere in modo palpabile quanto abbiamo bisogno di camminare insieme”. Su questo punto sr. Anne Falola ha indicato due modelli di vulnerabilità, quella dall’alto e quella dal basso. La prima è una vulnerabilità che invita a lasciar andare ciò che ci onora, che ci dà potere e trionfo; la seconda è una vulnerabilità che prende esempio e modello dalla kenosi di Cristo (cfr. Filippesi 2) per vivere la nostra umanità fino in fondo.
È toccato a sr. Mary Kudiyiruppil, MSpS, il compito di approfondire la condizione umana comune che richiede compassione, solidarietà e sostegno. “Di solito, alle persone piace nascondere la propria vulnerabilità, assumere un aspetto coraggioso e cercare di dare l’impressione che tutto sia sotto controllo. Questo perché essere vulnerabili può apparire imbarazzante e apparentemente un segno di debolezza. Siamo a malapena fuori dalla pandemia di Covid-19 e siamo ancora nel mezzo di una guerra: entrambe queste realt�� hanno messo a nudo le facciate che tutto è sotto controllo”.
La religiosa ha indicato anche alcuni aspetti vulnerabili della VC: la perdita della forza numerica; la messa in discussione della struttura interiore ed esteriore delle comunità; la presenza di membri delle comunità che cercano cambiamento e rilevanza. “È importante notare che il tema della Plenaria dice ‘abbracciare’ la vulnerabilità, che è diverso dal semplice tollerare o sopportare. L’abbraccio si verifica quando c’è calore e vicinanza in una relazione. Si tratta di riconoscere, possedere, stringere amicizia ed essere a proprio agio nell’essere vulnerabili. E in questo incontro onesto, c'è potere, guarigione e speranza”. Così si può “mantenere viva la fiamma della speranza attraverso la nostra presenza e missione nel mondo. Come leader congregazionali siamo consapevoli del nostro ruolo di animazione e promozione di questa dimensione”.
Spiritualità sinodale e nuovi stili di autorità
La dott.ssa Nuria Cristina M. G. Fernandez, ACI, ha indicato i cinque elementi di una spiritualità sinodale che abbraccia la vulnerabilità. Occorre partire da una spiritualità dell’ascolto: l’ascolto è la “pietra miliare, per entrare insieme dentro la realtà di se stessi, degli altri e di Dio”. In secondo luogo va costruita una spiritualità del dialogo: “pensare e conversare insieme! È una co-creazione…una narrativa comune e aperta”. L’ascolto e il dialogo devono necessariamente aprirsi allo Spirito, come luogo teologico, per sperimentare una spiritualità del discernimento.
Un ulteriore passaggio è la spiritualità della cura (tenerezza, custodia e riparazione), per prendere coscienza della propria “vulnerabilità, cura e prossimità sono le parole chiave”. Infine va coltivata una spiritualità della resistenza paziente o della pazienza resistente, una speranza vissuta qui e ora, nelle sfide e difficoltà che la realtà ci propone.
Comunione, partecipazione, missione, le tre parole chiave del Sinodo, sono anche per la VC una sfida che interpella continuamente. L’incontro delle leader delle varie congregazioni significa, innanzitutto, testimoniare la comunione tra i diversi carismi, la bellezza della diversità nelle diverse forme di vita consacrata; quindi partecipare e condividere con nuova consapevolezza esperienze, intuizioni, idee, mettendo in comune le forze e le risorse per la missione che oggi più che mai richiede sinergia, inclusione, integrazione. Con un’attenzione particolare: affinché la sinodalità non sia solo una parola alla moda inserita in ogni discorso e in ogni ambito, “sarà necessario impegnarci nella formazione. La chiave di svolta sarà la formazione perché solo un cambio di mentalità, solo un nuovo modo di concepire la leadership, lo stile dell'autorità può farci incamminare ancora più speditamente sul sentiero di una vera e feconda sinodalità”.
La VC dentro il popolo di Dio
In questo contesto, il Comitato esecutivo dell’Unione ha fornito una panoramica degli sviluppi all'interno dell’ultima Assemblea nel 2019. Sono state presentate le principali iniziative: a) l’istituzione di Catholic Care for Children International (CCCI), che promuove l'assistenza familiare o simile a quella familiare, piuttosto che l’assistenza istituzionale per i bambini negli orfanotrofi; b) la Commissione per la cura e la salvaguardia, che ha lo scopo di educare i leader delle congregazioni femminili e maschili su tutti gli aspetti della cura e della salvaguardia; c) Sisters Advocating, è una iniziativa che aiuta a preparare le suore a impegnarsi nell’advocacy (azioni di promozione e difesa dei diritti) su questioni pastorali cruciali e ad aiutare le persone ai margini a poter parlare a proprio nome; d) la Piattaforma Laudato si': (progetto “Seminare speranza per il pianeta”), che nasce per riconoscere il legame fondamentale esistente tra crisi ambientale e crisi sociale che stiamo vivendo. Altre nuove iniziative si concentreranno sui bisogni delle suore anziane in tutto il mondo, in particolare di quelle che vivono con qualche forma di deterioramento cognitivo.
L’incoraggiamento di papa Francesco di camminare su questa strada permea il suo Discorso diretto ai partecipanti. Egli ha sottolineato che “anche la vita religiosa oggi riconosce la sua vulnerabilità, anche se a volte la accetta con difficoltà. Ci eravamo abituati a essere significativi per i nostri numeri e per le nostre opere; essere rilevanti e considerati socialmente. La crisi che stiamo attraversando ci ha fatto sentire le fragilità e ci invita ad assumere la minorità. Tutto questo invita a recuperare l'atteggiamento che il Figlio di Dio ha verso il Padre e l’umanità, quello di “farsi servo”. Non si tratta di schiavitù. Abbassarsi non è rifugiarsi nelle proprie ferite e incongruenze, ma apre una relazione, uno scambio che nobilita e guarisce, da cui inizia un nuovo cammino con Gesù”. Il pontefice conta sulle consacrate per accompagnare il popolo santo di Dio nel cammino sinodale, “come esperte nella costruzione della comunione, nella promozione dell'ascolto e del discernimento… Conto su di voi perché il processo sinodale che stiamo vivendo nella Chiesa si svolga anche all'interno degli istituti, dove giovani e meno giovani si scambiano la saggezza e le visioni della vita consacrata; dove tutte le culture siedono alla stessa tavola del Regno; dove le storie sono elaborate alla luce di Gesù risorto e del suo perdono; dove i laici possono partecipare alle vostre spiritualità”.
MARIO CHIARO