Una Luce dagli abissi

Memorie di un prete nei lager cecoslovacchi

Pubblicazione:  8 settembre 2014
Edizione:  1
Pagine:  136
Peso:  200 (gr)
Collana:  G2 Fede e storia
Formato:  140x210x8 (mm)
Confezione:  Brossura
Altri autori:  Tradotto da Enzo Passerini
EAN:  9788810104965 9788810104965
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Descrizione
«Ho imparato a contrabbandare pezzi di matita nella mollica del pane o nelle bustine di tabacco che poi gli amici trasformavano in fumo velenoso. Ma tutti quei fogliettini li ho persi chissà dove. Trascrivevo in cirillico testi slovacchi, parole inglesi e pensieri personali. Ma anche quei quaderni russi sono andati perduti. Come scritti sull’acqua o su un marciapiede. Il detenuto scrive sul proprio corpo con il filo spinato».L’autore, sacerdote salesiano, ha trascorso dieci anni di prigionia, di cui otto ai lavori forzati, nelle miniere di uranio della Cecoslovacchia. Le sue memorie si intrecciano con la storia dell’Europa dopo la seconda guerra mondiale: la morte di Stalin e l’inizio dell’era di Kruscev, la Primavera di Praga e la stagione di Dub?ek, il manifesto di Charta 77 sulla violazione dei diritti umani e l’elezione di Karol Wojtyla al soglio pontificio, gli anni di Gorbaciov, la caduta del muro di Berlino e la nascita, dalle ceneri della Cecoslovacchia, della Repubblica Ceca, presieduta da Václav Havel, e della Repubblica Slovacca.«Dall’inizio della primavera alla fine dell’autunno ci costringevano a piccoli gruppi a pulire la zona tra le staccionate elettriche e la recinzione di filo spinato», ricorda Srholec, «dovevamo estirpare con le mani nude tutte le erbacce; le armi automatiche di esperti tiratori erano puntate contro di noi dalle torri di guardia. Tornavamo in camera pieni di graffi, tra sterpi e filo spinato. Ma i graffi non sono infortuni. Il filo separava la nostra libertà dalla non-libertà. E fu con un pezzo di filo spinato che un giorno per ore e ore disegnai nella polvere il simbolo della nostra salvezza».
Sommario
Iniziamo con un addio.  I. Il crepuscolo sul campo e sulla nazione.  II. L’uccellino catturato divenne prigioniero A-03401.  III. Anime legate insieme dalla sofferenza.  IV. Guardati prima bene attorno e poi parla.  V. L’amicizia non è fatta di grandi discorsi.  VI. O morire di lavoro laggiù o di fame nel bunker.  VII. La compagnia è una scialuppa di salvataggio.  VIII. La libertà dipende dalle persone.  IX. Lavorare con l’uranio e morire graziati.  X. Ci esaudirà, dobbiamo solo avere pazienza.  XI. Il ponte della speranza nel futuro.  XII. Un giorno si vergogneranno.  In luogo dell’epilogo.
Note sull'autore
ANTON SRHOLEC, sacerdote salesiano, nato nel 1929 nella Slovacchia occidentale, viene condannato ai lavori forzati nelle miniere di uranio della Cecoslovacchia per aver tentato di fuggire in Occidente e studiare teologia. Operaio per quasi un decennio nelle acciaierie di Ostrava, riesce finalmente a completare gli studi a Torino e viene ordinato prete da Paolo VI. Rientrato in patria, viene vessato dal regime, che gli revoca anche il permesso di celebrare la messa e lo costringe a fare l’operaio factotum all’ospedale di Bratislava. Oggi è presidente della Lega dei detenuti politici della Slovacchia.