UN AVVENIRE
DI PACE
Lettera di fr. Roger
Schutz, di Taizé, per l’incontro europeo di Lisbona
(28 dicembre-1
gennaio). Il testo sarà ripreso e meditato durante tutto il 2005 negli incontri
che avranno luogo a Taizé e in altre parti del mondo.
«Dio prepara per voi un avvenire di pace, non di
sventura; Dio vuole donarvi un futuro e una speranza».
Moltissimi sono coloro che oggi aspirano a un avvenire di
pace, a un’umanità liberata dalle minacce di violenza.
Se alcuni sono in preda all’inquietudine per il futuro e
si sentono inerti, ci sono anche, in tutto il mondo, giovani capaci di
inventiva e di creatività.
Questi giovani non si lasciano trascinare in una spirale
di malinconia. Sanno che Dio non ci ha creato per essere passivi. Per loro, la
vita non è soggetta alla fatalità del destino. Sono coscienti che l’essere
umano può essere paralizzato dallo scetticismo o dallo scoraggiamento.
Perciò essi cercano, con tutta la loro anima, di
preparare un avvenire di pace e non di sventura. Più di quanto immaginano, sono
già in grado di fare della loro vita una luce che rischiara tutto intorno a
loro.
Alcuni sono portatori di pace laddove ci sono situazioni
di crisi e di contrasto. Essi perseverano anche quando la prova o il fallimento
pesano sulle loro spalle.
A Taizé, certe sere d’estate, sotto un cielo colmo di
stelle, dalle nostre finestre aperte sentiamo i giovani. Restiamo meravigliati
di quanto siano numerosi. Essi cercano, pregano. E noi ci diciamo: le loro
aspirazioni alla pace e alla fiducia sono come queste stelle, piccole luci
nella notte.
Attraversiamo un periodo in cui molti si chiedono: che
cos’è la fede? La fede è una semplicissima fiducia in Dio, uno slancio di
fiducia indispensabile, incessantemente ripreso durante tutta la vita.
In ciascuno di noi ci possono essere dei dubbi. Essi non
devono inquietarci. Vorremmo soprattutto ascoltare Cristo che mormora nei
nostri cuori: «Hai delle esitazioni? Non inquietarti, lo Spirito Santo rimane
sempre con te».
Alcuni fanno questa sorprendente scoperta: l’amore di Dio
può sbocciare anche in un cuore attraversato dal dubbio.
Nel Vangelo, in una delle sue prime parole, Cristo dice:
«Beati i poveri in spirito! ». Sì, beati coloro che avanzano verso la
semplicità, quella del loro cuore e quella della loro vita.
Un cuore semplice cerca di vivere il momento presente,
cerca di accogliere ogni giorno come un oggi di Dio.
Lo spirito di semplicità non traspare forse dalla gioia
serena e anche dalla contentezza?
Un cuore semplice non ha la pretesa di capire da solo
ogni aspetto della fede. Dice a se stesso: quello che io comprendo a fatica,
altri lo comprendono meglio e mi aiutano a proseguire nel cammino.
Rendere semplice la propria vita permette di condividere
con chi è più sprovvisto, per alleviare le sofferenze dove c’è la malattia, la
povertà, la fame…
Anche la nostra preghiera personale è semplice. Pensiamo
forse che per pregare abbiamo bisogno di molte parole? No. Qualche parola,
talvolta un po’ maldestra, è sufficiente per affidare ogni cosa a Dio, i nostri
timori come anche le nostre speranze.
Abbandonandoci allo Spirito Santo, troveremo la strada
che porta dall’inquietudine alla fiducia. E noi gli diciamo: «Spirito Santo,
donaci di tornare a te in ogni momento. Così spesso dimentichiamo che abiti in
noi, che preghi in noi, che ami in noi. La tua presenza in noi è fiducia e
continuo perdono».
Sì, lo Spirito Santo accende in noi un chiarore. Per
quanto debole, esso risveglia nei nostri cuori il desiderio di Dio. E il
semplice desiderio di Dio è già preghiera.
La preghiera non allontana dalle preoccupazioni del
mondo. Al contrario, non c’è nulla di più responsabile della preghiera: più si
vive una preghiera umile e semplice, più si è portati ad amare e a manifestarlo
con la propria vita.
Dove trovare la semplicità indispensabile per vivere il
Vangelo? Una parola di Cristo ci rischiara. Un giorno egli disse ai suoi
discepoli: «Lasciate che i bambini vengano a me, perché le realtà di Dio
appartengono a chi è come loro».
Si riuscirà mai a dire quanto i bambini possono
trasmettere attraverso la loro fiducia?
Vorremmo allora chiedere a Dio: «Dio che ci ami, rendici
umili, donaci una grande semplicità nella nostra preghiera, nelle relazioni
umane, nell’accoglienza… ».
Gesù, il Cristo, è venuto sulla terra non per condannare,
ma per aprire agli esseri umani delle vie di comunione.
Da duemila anni, Cristo è presente attraverso lo Spirito
Santo, e la sua misteriosa presenza diventa concreta in una comunione visibile:
essa riunisce donne, uomini, giovani, chiamati ad avanzare insieme senza
separarsi gli uni dagli altri.
Ma ecco che, nel corso della storia, i cristiani hanno
vissuto numerose scosse: delle separazioni sono sorte fra coloro che tuttavia
si riferivano allo stesso Dio d’amore.
Oggi è urgente ristabilire una comunione, ciò non può
essere continuamente rimandato a più tardi, fino alla fine dei tempi. Faremo
tutto il possibile affinché i cristiani si risveglino allo spirito di
comunione?
Ci sono dei cristiani che, senza indugiare, vivono già in
comunione gli uni con gli altri là dove si trovano, molto umilmente, molto
semplicemente.
Attraverso la loro vita, vorrebbero rendere Cristo
presente per molti altri. Sanno che la Chiesa non esiste solo per se stessa ma
per il mondo, perché in esso venga deposto un fermento di pace.
«Comunione» è uno dei nomi più belli della Chiesa: in
essa non vi possono essere rigidità reciproche, ma solamente la limpidezza, la
bontà del cuore, la compassione…e si aprono le porte della santità.
Nel Vangelo possiamo scoprire questa sorprendente realtà:
Dio non crea né la paura né l’inquietudine, Dio non può che amarci.
Attraverso la presenza del suo Spirito Santo, Dio viene a
trasfigurare i nostri cuori.
E in una semplicissima preghiera possiamo percepire che
non siamo mai soli: lo Spirito Santo sostiene in noi una comunione con Dio, non
per un solo istante, ma fino alla vita che non ha mai fine.